Matteo

Quando Matteo è entrato in struttura aveva appena compiuto 16 anni. Fino a quel momento lo avevo gestito, spesso con grandi difficoltà, a casa e mai avrei pensato a una sua istituzionalizzazione; io ero, e sono, la madre e per nessuna ragione avrei voluto che altri si occupassero di lui.

Improvvisamente non ho avuto scelta e così, dopo un ricovero in ospedale, ho dovuto accettare l’idea che non riuscivo più a dargli una vita qualitativamente accettabile e il mio Matteone ha fatto il suo ingresso in quella casa dove altre persone si occupavano di lui.

 Ho impiegato tanto tempo a superare i sensi di inadeguatezza e di colpa e ad affrontare il giudizio altrui, poi grazie alla serenità di mio figlio e alla grande umanità del personale ho cambiato il mio punto di vista.

Ho capito che Matteo, come tutti i suoi coetanei, aveva bisogno di staccare il cordone ombelicale e di vivere la sua adultità e così ho dovuto riconoscere che in struttura rispetto a casa ha da subito avuto maggiori possibilità di relazionarsi con i suoi compagni e di svolgere tante attività.

Ora lui vive in un piccolo gruppo che riconosce e all’interno di spazi condivisi con coetanei che come lui vogliono un loro percorso di vita, diverso dai canoni che noi consideriamo normali ma altrettanto legittimo.